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Dall’R717 al Freon col primo frigorifero

di Iberna
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Un’innovazione che ha consentito l’importante fenomeno della “delocalizzazione dei gusti alimentari” garantendone la circolazione intercontinentale.

Tornando alle origini, da dove proviene la necessità d’utilizzo dei refrigeranti?

Il loro impiego è legato al settore della refrigerazione e del condizionamento dell’aria mediate fluidi frigoriferi bassobollenti. Il termine “refrigerante” sembra che sia stato utilizzato per la prima volta da Blas Villafranca attorno al 1550 nel trattato spagnolo “Methodus refrigerandi ex vocato salenitro vinum aquamque” metodo di raffreddamento con il salnitro (nitrato di potassio) poiché un tempo sussisteva la pratica di sciogliere i sali in acqua per ottenere reazioni chimiche di tipo endotermico, permettendo l’assorbimento del calore dall’esterno.

LE SVOLTE SCIENTIFICHE

Un metodo già introdotto addietro dal padovano Zimara nel “Problemata” (1530) spiegando le capacità dei refrigeranti di produrre il freddo.

Due secoli dopo lo scozzese William Cullen (1748), osservando l’etere etilico in evaporazione, brevettò una macchina che generava il freddo mediante l’evaporazione dell’acqua portata a pressioni minime dando origine alla tecnologia della refrigerazione basata sul cambio di stato di un fluido – “Cold produced by evaporating fluids”. Successivamente Oliver Evans creò la prima macchina refrigerante tramite vapore e con Jacob Perkins nel 1834, il primo frigorifero domestico funzionante attraverso un sistema a compressione.

Il 1800 sarà un anno pieno di risvolti tecnologici con la nascita del compressore ad ammoniaca introdotto prima da Boyle e poi da Linde. Finalmente la svolta decisiva, nel 1859, l’inventore francese Ferdinand Carré, progetta e brevetta il primo frigorifero funzionante tramite liquidi refrigeranti per mezzo dell’ammoniaca trasformandola in energia termica generando condensa, e raffreddando (tramite il calore) la macchina refrigerante. Il procedimento era molto simile a quello dei moderni frigoriferi, ma il problema era nel liquido utilizzato, troppo corrosivo.

L’AMMONIACA E LE SUE APPLICAZIONI

L’ammoniaca (R717) offre eccellenti proprietà di trasporto del calore, avendo un calore latente di evaporazione elevato. Inoltre, essendo un refrigerante naturale, il suo impatto sull’ambiente è ridotto se si pensa alle problematiche attuali del buco dell’ozono e l’effetto serra. La sua infiammabilità (classificata 2L) e il grado di tossicità per l’uomo (classificazione B) può però causare rischi per la salute e il suo odore pungente provocare panico o instabilità in luoghi affollati, creando situazioni di emergenza. Inoltre non può essere utilizzata in compenti frigoriferi composti da rame (e si sa che il rame è uno dei materiali più diffusi in questo settore ne disincentiva la scelta). Può esserci anche il rischio di contaminazione degli alimenti in caso di fughe di ammoniaca. Per tali motivi gli impianti a NH3 raramente sono ad espansione diretta. Una soluzione tecnologica diffusa è quella a fluido secondario o con acqua glicolata o, secondo recenti sviluppi, con anidride carbonica. L’R717 trova larga applicazione negli impianti frigoriferi industriali, nelle celle frigorifere importanti, nei supermercati, negli impianti sportivi come i palaghiacci o ambiti legati al freddo.

1955, pubblicità del Frigidaire della General Motors

Il XX secolo e la nascita del primo frigorifero

Nel 1931 viene sostituito per la pericolosità dell’ammoniaca (NH3), il freon coi primi fluidi clorurati: esempi freon 11, freon 12 per arrivare all’R22 e R502 anche se nel tempo si rivalutò questa alternativa non così efficace alla sua funzione e poco sostenibile per l’ambiente. Un’innovazione che ha consentito l’importante fenomeno della “delocalizzazione dei gusti alimentari” garantendo la circolazione intercontinentale degli approvvigionamenti, mentre prima ci si alimentava solamente coi prodotti del territorio.

Da questo periodo, il mondo del freddo ha scelto l’utilizzo di fluidi stabili chimicamente, con buone proprietà termodinamiche, sempre meno tossici e infiammabili. L’introduzione del frigorifero privato rivoluzionerà il sistema alimentare e il modo di percepire e gestire l’organizzazione dei pasti e della propria quotidianità. Cambia il rapporto con il cibo e si è più consapevoli del suo valore. A partire dalla metà del ‘900 la nuova percezione sociale del “frigidaire” genera un boom sociale nelle famiglie, tanto che le casalinghe non ne possono più fare a meno: il focus della vita domestica. Nelle case borghesi, i refrigeratori irrompono toccando gli eccessi del consumismo, mentre nelle case delle famiglie più povere divengono uno status symbol da esibire.

Il frigorifero è stata l’icona di un’epoca nel “boom economico” italiano: insieme alla Fiat 600 ed alla televisione, divenne presto uno dei simboli del miracolo.

Borghi, patron della Emerson negli anni Cinquanta, lo definì “l’amico di famiglia”.

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