Un balzo di 90 anni in un progressivo processo di crescita che ne ha determinato il successo commerciale. L’Italia ne è l’esempio.
I primi cenni storici risalgono al 1930, precisamente il 6 marzo, data in cui aprono alcuni negozi in Massachusetts offrendo al pubblico alcuni cibi precedentemente conservati, confezionati e congelati in appositi freezer. Una scoperta lanciata dal naturalista, biologo e inventore Clarence Birdseye e che ha rivoluzionato il rapporto col cibo e la sua conservazione a livello mondiale.
Si rese conto che a una temperatura di -50°C il pesce si congelava in brevissimo tempo e che, una volta scongelato, risultava fresco. Ideò per primo un progetto commerciale sotto la General Seafood Corporation attraverso un metodo a doppia cinghia in cui due nastri refrigerati in acciaio trasportavano il pesce che si congelava velocemente. In verità però il freezer fu introdotto qualche anno dopo perché, nonostante la successiva invenzione del cellophane dei francesi, non esisteva ancora un metodo di conservazione efficace degli alimenti.
Nel 2019 con 849.900 tonnellate consumate col +1,3%, consumo pro capite di oltre 14 kg, un record superato nel primo quadrimestre del 2020 con il lockdown che ne ha determinato la scelta registrando picchi domestici del +13,5% in particolare per gli snack salati (+21,5%) e dell’ittica (+16,5%). Logicamente l’aumento riscontrato dentro le mura private ha penalizzato la vendita fuori casa preventivando per l’anno -600 milioni di fatturato nel comparto. Da quanto risulta dalle ricerche dell’Ente italiano dedicato alle filiere agroalimentari, i surgelati aiuterebbero a rispettare la dieta mediterranea tenendosi più forti e in salute.
Parallelamente alla vendita nei supermercati, una tendenza sempre più diffusa con l’aumento incontrollato delle continue filiali GDO presenti in Italia, si sono pensate strategie per abbattere i consumi energetici aziendali.
COME RIDURRE I CONSUMI
Una possibilità è il recupero del calore degli impianti utilizzati, arrivando a coprire il 40% del riscaldamento degli spazi. Una soluzione confermata dall’Università Politecnica di Valencia e dall’Imperial College di Londra che la considerano la più adeguata in tema di efficienza tecnica. I tecnici ricercatori, attraverso simulazioni prima al computer e poi attraverso la costruzione di prototipi, hanno considerato come scelta il recupero del calore necessario.
Calcolando la quantità di calore recuperabile dall’impianto frigorifero (tenendo conto anche dei periodi di eccesso e deficit) hanno provato a individuare quale sia l’impianto commerciale col maggior potenziale di riduzione di emissioni e l’utilizzo di energia primaria usando il calore di recupero per sostituire caldaie a gas.
Il risultato è un sistema di refrigerazione integrata.
Un sistema integrato di riscaldamento e raffreddamento con un’unità di accumulo termico è il più adatto riducendo le emissioni (-13%) e dell’energia (-18%). La svolta è nell’opportunità per la sostituzione di sistemi di riscaldamento a gas assieme allo spostamento delle caldaie a combustibili fossili senza penalizzare il lavoro interno.
ANALISI EFFETTUATA SUI SISTEMI DI REFRIGERAZIONE A CO2
A seguito test, la ricerca consentirà nuovi modi per garantire l’efficienza dei sistemi di recupero del calore mediante l’accumulo termico attraverso:
- la scelta di materiali ottimali
- la configurazione e il dimensionamento dei recipienti di accumulo termico
- l’utilizzo di modelli per il controllo e verifica dei sistemi di recupero.


